Adesso arrivano i giorni della guerra

Come era chiaro: si comincia.

Si sono pizzicate per giorni le varie forze in campo: Fontana e Gallera, per primi, già un mese fa, e con tutta forza contro il governo, in virtù di quale superiorità non è dato sapere (visti numeri, cifre, dimensioni e rischi della regione Lombardia), ora comincia la battaglia vera.

Già nella giornata di oggi il dibattito si sposterà nel luogo che gli è consono, il parlamento, con una seduta che verrà presa proprio da Giuseppe Conte alla camera e al Senato della Repubblica.

Ha iniziato la guerriglia Giorgia Meloni, la prima a scendere in piazza per protestare con il distanziamento sociale insieme a parlamentari e consiglieri regionali del Lazio in piazza Colonna, a Roma. Mascherine tricolore e distanza di sicurezza per chiedere maggiore democrazia e aiuti per le imprese.

Salvini anche, naturalmente, ma meno decisamente (non è un caso che FDI abbia guadagnato voti e Salvini ne abbia persi) dicendo tutto e tutto il contrario, come d’abitudine: prima tutto aperto, poi tutto chiuso, poi di nuovo, adesso, tutto da riaprire, ignorando responsabilità, numeri e ignorando, soprattutto, i suoi Gallera e Fontana. E adesso l’occupazione dell’aula, lanciata via Twitter, vedremo.

Ma non è ancora lì, la guerra che spaventa.

I politici italiani infatti ci abituano da anni a una continua bagarre fatta di sportellate e maleducazione quindi, anche in questo momento, pazienza.

Milano, 29 aprile. I ristoratori e i gestori del capoluogo consegnano, in un gesto a un tempo potente e tremendo, le chiavi delle loro attività perché estromessi dalla ormai paradigmatica fase due in partenza il 4 maggio. Se per loro una riapertura in tempi brevi ci sarà (ma questo è un evento vincolato alla gestione della curva epidemica) sarà il primo giugno.

Per questo una piccola delegazione che rappresenta però più di duemila commercianti è scesa in piazza della Scala per la consegna delle chiavi. Chiaramente, come l’amministrazione Sala ha immediatamente fatto sapere, il comune non ha nessun potere sulle riaperture.

Non va diversamente a Bologna dove, sempre nella giornata di ieri, un’altra delegazione ha consegnato al sindaco Merola le chiavi delle attività ristorative.

Sono queste prime significative pietre di una rabbia che di bocca in bocca, di personale tragedia in personale tragedia, comincia a ispessirsi per le città italiane corroborata da una certa fisiologica allergia per le misure restrittive.

Così senza un piano preciso per le imprese la nuova malattia, già ampiamente diagnosticata, comincia a muoversi per la città: nei supermercati, nei fugaci incontri per la strada, su internet si assiste AL problema.

«Il termine problema, così paludato, non riusciva a esprimere il tumulto che si celava dietro le mosse cavalleresche del discorrere. Si parlava senza freni. Mille vibrazioni si condensavano in un cenno. Feriti dalla vita: così si diceva. Già una navigata coscienza ne metteva a nudo le punte di ferro. O provincia, provincia, la nostra ignoranza quanto sapere ci inflisse e come colpì»[1]


[1] Manlio Sgalambro, Del pensare breve, Milano, Adelphi, 1991, p. 11.




Una risposta a “Adesso arrivano i giorni della guerra”

  1. […] Qui arriviamo al punto: un presidente benedetto e maledetto dalla Storia, che ha il merito di riportare in quell’aula una nomenclatura che mancava da tempo, pronuncia un discorso alla Camera parlando di doxa ed episteme mentre l’opposizione è in fermento (ne parlo meglio qui https://babbaluci.net/2020/04/30/adesso-arrivano-i-giorni-della-guerra/) […]


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