Bisogna distinguere – ha detto ieri il premier Conte alla Camera – tra doxa ed episteme.
Giù applausi.
E piacere fa, e molto, a quanti di noi hanno pianto amato letto e scritto sul Reale e Antiseri sollevando il capo dal dorso verde del testo solo per preparare il caffè, unica bevanda necessaria a uno studente universitario.
Conte nel suo discorso fa, di nuovo, i nomi e i cognomi: la Doxa, stavolta, secondo Platone e Aristotele, l’episteme.
Magari fosse così facile:
La doxa è per Eraclito sostanza contraria al logos, da evitare come la peste ed è per Platone, come giustamente ricorda il premier, conoscenza basata sui sensi che si scontra sul muro granitico dell’episteme, la conoscenza, di cui si trova a essere, naturalmente, prerogativa indissolubile.
Già Aristotele inizierà a complicare le cose ma sarà soprattutto con l’illuminismo che l’episteme andrà a coincidere de facto con la scienza.
Qui arriviamo al punto: un presidente benedetto e maledetto dalla Storia, che ha il merito di riportare in quell’aula una nomenclatura che mancava da tempo, pronuncia un discorso alla Camera parlando di doxa ed episteme mentre l’opposizione è in fermento (ne parlo meglio qui https://babbaluci.net/2020/04/30/adesso-arrivano-i-giorni-della-guerra/)
Ma se nel suo discorso il presidente critica giustamente le doxai portate avanti in ordine sparso dalle opposizioni, non è giusto che parli, dall’altro lato, di episteme in un momento in cui nessuno in nessun luogo è in possesso di dati scientifici certi riguardo pericolosità, rischi e, soprattutto, possibilità di riapertura.
Siamo dunque – e non si vuole qui giudicare l’operato del Governo – ancora tristemente nel campo della Doxa, nel campo sconfortante delle opinioni dove parole si accalcano su altre parole.
La lotta è dunque tra opinioni diverse (alcune, naturalmente, più folli di altre) che concorrono insieme verso il paradosso (bisognava forse ripassare anche Zenone) di una Nazione lacerata da scontri intestini in tempi che chiamano all’unità.
Bisogna forse trovare misure eccezionali che possano trovare una centralizzazione esecutiva e non, e qui conte fa bene a ricordarlo, allentamenti scellerati proposti dalle singole regioni (vedere alla voce Jole Santelli).
ce ne ricorderemo, diceva Sciascia, di questo pianeta.

Lascia un commento