Iniziamo, un Paese maschilista:
Secondo il World Economy forum, autore dell’indagine Global Gender Gap Index, su 145 Paesi, l’Italia si trova al 76º posto per uguaglianza di genere.
Uno dei problemi era, almeno fino agli anni ’80, la scuola secondaria di secondo grado. Dagli anni 80′ in poi però (e quelli di noi che hanno la fortuna di esercitare la professione di professore possono confermarlo) le ragazze hanno partecipato in massa agli istituti superiori superando i maschi per percentuale di conseguimento del diploma.
Prendiamo per esempio in analisi l’anno in cui mi sono diplomato: 2009/2010: il 78,4 per cento dei diplomati è stato di sesso femminile contro il 69,5 per cento di sesso maschile.
Le donne in questo Paese studiano in media più degli uomini, si laureano in media più degli uomini (2004: su 100 laureati 59 erano donne) e con voti mediamente più alti.
Eppure nel mondo del lavoro la situazione cambia:
Il tasso di disoccupazione femminile italiano è maggiore di quello maschile. Il tasso di occupazione è dunque inferiore (e di molto) rispetto a quello maschile: 46% contro il 67% al 2010 e nel Meridione, naturalmente, le curve sono tutte peggiorate di almeno dieci punti percentuali.
Siamo il Paese in cui il 15% delle donne è costretto ad abbandonare il lavoro a causa della gravidanza e in anni in cui il problema demografico viene posto dalle opposizioni come centrale, forse due domande sulle cause bisognerebbe farsele.
Le donne sono spesso studentesse migliori, ma lavorano meno degli uomini, hanno meno ruoli chiave e uno stipendio mediamente più basso (guardiamo alla politica o all’amministrazione pubblica. Vedi All.3).
Come si traduce, tutto questo, in “Paese reale”?
Una prima dimostrazione pubblica è la vergognosa gestione della questione Silvia Romano, la cui scarcerazione, con relativo listino prezzi, ha scatenato un valzer mediatico incentrato sulla sua fede religiosa (a chi importa, ancora non si è capito), alla sua libertà di movimento (non si contano su Faebook i commenti che principiano con: se non volevi essere rapita rimanevi in ITALIA PERCHè SI PUO AIUTARE ANCHE IL VICINO DI CASA CHE…), fino ad arrivare alle preferenze sessuali. Uno schifo.
Uno schifo a cui anche l’informazione istituzionale ha prestato il fianco (Repubblica e Corriere in testa), con articoli e link davvero poco accorti.
E dunque, un Paese miope:
Proprio una donna, la grande Milena Gabanelli (a cui nessuno ha pensato, a proposito, per uno scranno da direttrice nel recente valzer di direttori tra Huffington, Repubblica e Stampa, e dal Corriere tutto tace), è la prima a sostenere, nel suo consueto dataroom, una pista seria sul rallentamento dell’informazione sul Covid-19 tra OMS e Cina, raccontando la biografia dell’attuale Direttore generale Tedros Adhanom e i suoi rapporti con la Cina quando era Ministro degli esteri etiope.
Più che complottismo serve dunque informazione, più che 5G serve informazione, può questa infatti incanalare il nostro atteggiamento iracondo verso la ricerca della verità. E questa, guarda caso, passa spesso dalla bocca di una donna.
Vi lascio qui, come al solito, qualche link e i PDF con i dati summenzionati
https://www.corriere.it/dataroom-milena-gabanelli/
http://reports.weforum.org/global-gender-gap-report-2015/

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