Cosa rispondere, se non che il siciliano è il prodotto della sua storia? È colpa sua se non ha mai davvero deciso da solo, se sono gli altri che hanno sempre agito per lui, in sua vece e luogo, romani, bizantini, piemontesi?
Leonardo Sciascia, ancora e ancora…
Onestamente: non aspettavamo altro.
Questo è forse quel pedice di cui noi siciliani non facciamo che parlare e che abbiamo adesso brillantemente raggiunto. Eravamo sopravvissuti a stento all’ingresso nella Lega delio-attica che ha invischiato mezzo Mediterraneo alla fine del V secolo. Niente. L’avevamo tatuata nel destino, questa Lega e dunque eccoci qui. ‘Mazzàtini
Sarò breve, i fatti sono questi:
La Lega aveva sostenuto l’attuale Presidente siciliano Nello Musumeci durante la sua campagna e in data 12 maggio è entrata, a passo di piuma, dentro il governo siciliano, per la prima volta nella sua Storia.
Lo ha fatto con un assessorato d’eccezione, rimasto in mano allo stesso presidente Musumeci dopo la tragica morte dell’archeologo Sebastiano Tusa, scomparso nell’incidente aereo etiope del marzo 2019, i beni culturali.
Non soffermiamoci nemmeno per un secondo sul fatto che l’assessorato ha mutato il nome ufficiale, ironia della sorte, in: Assessorato ai Beni culturali e all’Identità siciliana”.
Il Governatore era raggiante.
È stata un’intensa giornata di lavoro – ha detto Musumeci alla stampa – conclusasi con la disponibilità della Lega, a entrare in giunta, su mia richiesta: ne sono felice perché mi é stata vicina fin dalla mia candidatura. Sono certo che, adesso, il centrodestra al completo saprà dare ulteriore impulso alle grandi riforme, in un rapporto sempre più sinergico tra governo e Assemblea regionale, comprese le forze dell’opposizione che vorranno essere propositive.
Infatti: le grandi riforme. I beni culturali siciliani ne aspettano (almeno) tre:
- Quella che Czeslaw Milosz chiamava una “mappa geografica sentimentale”, un viatico (una applicazione pour dieu!) che metta a sistema i tantissimi luoghi di interesse, i musei, i teatri, le pinacoteche e le chiese della Sicilia tutta.
- Una biblioteca pubblica statale (Sicilia e Molise non ne possiedono).
- Una gestione museale almeno dignitosa. Una campagna pubblicitaria asfissiante che possa portare i turisti (non prendiamo in considerazione l’emergenza sanitaria in corso) di nuovo nei musei e nei teatri. In luoghi degni di questa grande Storia.
La situazione è disastrosa. In Sicilia esiste un quarto della ricchezza culturale d’Italia (26,4% di tutto il patrimonio nazionale) eppure i siti principali (Teatro di Taormina e Valle dei templi in testa) attraggono più dell’80% dei visitatori totali. Le visite sono in calo di anno in anno e sempre meno persone si concentrano su Segesta (l’immagine che abbiamo messo in copertina), Selinunte, Siracusa, Ragusa, Marsala, Erice, Cefalù, Messina, Parchi regionali e nazionali, Etna, Madonie e compagnia.
E non è finita: solo un siciliano su 8 legge più di due libri all’anno. Siamo ultimi in Italia per numero di visite ai musei, tra gli ultimi nella frequentazione dei teatri e fanalino di coda anche per quanto riguarda i cinema.
Un miracolo serve, non un assessore.
Il Ruolo di Pier delle Vigne toccherà (dando retta ai giornalacci) al giovane favoloso della Lega siciliana, già sindaco di Furci, Matteo Francilia che pare avere il profilo giusto: diploma all’Istituto Tecnico nel 1998 e Laurea triennale in Scienze della formazione conseguita nel 2010.
Non potremmo sperare in un profilo migliore.
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