Non mancava molto ormai: già erano scomparse l’incredulità e la vergogna dei primi tempi, quando ogni fibra è persuasa ancora d’essere immortale e si rifiuta di disimpararlo.
Così parla Bufalino, quasi in apertura di Deceria dell’Untore. Così pensiamo noi, quasi in apertura della fase definita 2.1 o, peggio (come ieri da Fazio) 2,5. Ok Boomer.
Il Paese.
“Lo stato italiano è resuscitato – diceva Sciascia – lo Stato italiano è vivo, forte, sicuro e duro”. Dunque oggi, 18 maggio, l’Italia riparte. Riparte seguendo le direttive dell’ultimo DPCM, propiziato dalla solita conferenza stampa del Presidente Conte (in cui, di nuovo, la risposta alle domande scomode è stata: “facci lei”): Chiese e luoghi di culto sì, negozi, bar, ristoranti, gelaterie e spostamenti liberi all’interno dei confini regionali. Valer per tutti, certo, ma le regioni avranno molta autonomia. E qui iniziano i problemi.
Il 25 maggio riapriranno invece le palestre e le piscine, il 15 giugno i cinema e i teatri, il 3 invece ci si potrà spostare liberamente tra le regioni e negli altri stati europei (ammesso che ci accolgano, cosa non scontata).
Per le scuole direttive più chiare di quanto visto fino a ora, ma quanto ritardo, quanta impreparazione, se ne riparlerà, senza dubbio, su questi schermi.
Gli italiani iniziano dunque, senza cintura, si direbbe, la fase più difficile: tra dicerie e mezze parole: il virus ha perso virulenza! Non è vero! Passerà con l’estate! Tornerà con l’autunno! e via andare.
Le regioni.
“Dal 3 giugno liberi tutti, dice il premier. Io dal 2 ragionerò per capire a che punto è il contagio. E comunque che significa liberi tutti se abbiamo ancora curve epidemiologiche alte in alcune parti dell’Italia” – queste le dichiarazioni del Governatorissimo De Luca, l’unico Presidente di regione a non aver firmato il Decreto.
La Campania riaprirà giovedì, dopo aver sanificato, dice De Luca, locali, mezzi pubblici, strade.
Se esiste, nelle dichiarazioni di De Luca, una parte folclorica e indubbiamente critica rispetto all’operato del Governo Conte Bis rispetto alla Pandemia da COVID-19 (che mette in discussione tout court la gestione dell’epidemia), è sicuramente vero che la situazione tripartita dell’epidemia italiana, una al Sud con poche decine di contagi, una al Nord che viaggia sui 40/50 giornalieri e una in Lombardia che mantiene solidamente le tre cifre (ieri 326 nuovi casi), forse tripartita doveva essere la riapertura.
Il Presidente Fontana parla di prova, di tentativo, e si dice pronto a richiudere tutto nel caso in cui la curva epidemica torni a salire in modo vertiginoso. Ma forse un’altra pausa, ancora due settimane, nella regione dove tutto è deflagrato, nella regione dove si è sbagliato sulle RSA, dove si è sbagliato sui tamponi e sulla gestione del personale sanitario, sui test sierologici…
Insomma, nella regione in cui si è sbagliato tutto si poteva pensare a una maggiore cautela, per non rischiare di sbagliare di nuovo, anche sulle riaperture.

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