Smirne Gavur: dal minareto suona Bella ciao

Smirne resiste. Smirne non si piega.

La chiamano Gavur, l’infedele. Così la chiamano gli uomini di Erdogan, gli uomini del sultanato: Smirne la laica, Smirne l’infedele.

Laica perché da anni la città è governata dal partito repubblicano, qui i conservatori erdogardiani non hanno mai preso punti, e così ieri, in una notte nera di primavera, ecco, in pieno Ramadan, invece dell’”adhan”, della chiamata alla preghiera, Cav Bella, la versione turca della canzone partigiana.

Le reazioni, purtroppo, non si limitano allo sdegno: la prima critica è venuta naturalmente dal portavoce del partito conservatore. La Direzione per gli affari religiosi ha parlato di una sabotaggio, di pochi facinorosi e un’inchiesta è stata aperta dalla procura di Smirne riguardo l’accaduto e, come ormai è prassi in Turchia, su quanti hanno ricondiviso sui Social i fatti.

Ma mentre Erdogan e i suoi si sdegnavano ecco le note della canzone di liberazione raggiungere tutta Smirne, la Turchia, l’Europa e comparire sui Social network (reato di offesa ai valori religiosi – è previsto il carcere, in Turchia) di mezzo mondo. Smirne la laica.

Gli autori di questo atto ripugnante saranno trovati, scrive Omar Celik, fedelissimo del sultano ed ex ministro degli affari europei.

Intanto Smirne continua a resistere. Nella notte le note di Bella Ciao si sono mosse dagli altoparlanti, sono entrate nelle case dei turchi costretti, come noi, alla quarantena. La canzone ha sorvolato il quartiere di Aslancak, è passata sul San Policarpo. Smirne ha convocato il suo popolo alla Resistenza.

Smirne Gavur.





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