Tutte le pedine sono disposte sulla scacchiera. Adesso si può pensare di aruspicare qualcosa riguardo i futuri possibili e le terminazioni probabili di quello che potrebbe essere il nostro appuntamento con la Storia.
Il virus ci ha esposto a una violenza di cui non ci credevamo capaci: siamo indifesi, è bene dirlo, una volta di più, siamo indifesi e soli davanti alla storia. La quarantena – ha affermato Thomas Piketty – ha mostrato diseguaglianze estreme. Siamo stati chiamati a restare tutti in casa, ma molti una casa non ce l’hanno e sono rimasti per strada come sempre, altri hanno trascorso due mesi prigionieri di appartamenti microscopici, altri ancora hanno goduto delle loro grandi case con giardino. L’epidemia ha amplificato e messo ancora più sotto gli occhi di tutti problemi che esistevano già. Il nostro sistema economico va cambiato, non è mai stato così chiaro come adesso.
Ma l’epidemia, oltre ad acuire la forbice sociale, ha complicato ulteriormente la già disastrosa percezione della Intellighenzia italiana da parte della maggioranza dell’ opinione pubblica. La causa di questa complicazione è da rintracciarsi, secondo il bell’articolo di Agostino Cera apparso su Le parole e le cose (link), proprio in quei bollettini pomeridiani che si concentravano sui numeri: Ne segue la presa d’atto di un’evidenza paradossale ma difficile da contestare: che il proliferare dei numeri e dei dati, il loro sistematico raffinamento coincida con la loro graduale perdita di intelligibilità. In una formula: più sono, meno significano e non certo, come vorrebbero i pasdaran del datismo, per sole ragioni di aumento di complessità. La finanziarizzazione dell’economia incarna l’esemplificazione più evidente di un simile processo. Da un punto di vista ontologico, quella finanziaria è una “aritmosfera”.
Ma se un’aritmosfera può funzionare in economia, dando la possibilità a una ristretta élite di giocare con le borse, o a un wannabe self-made-man di inseguire il sogno americano, più difficile è allargare la stessa coscienza aritmetica alla popolazione tutta, il rischio è, naturalmente, la spaccatura violenta, l’embè, lo sticazzismo.
Dunque la crisi, la crisi che già adesso dà i suoi primi segni: pensiamo al movimento arancione di Pappalardo alle prime manifestazioni dei commercianti promosse da Fratelli d’Italia o, dall’altra parte, alla vicinanza delle sinistre alla questione Floyd e al movimento Black lives matter, la cui superfetazione è già il movimento defund the police, che vuole l’abolizione dei fondi ai poliziotti e lo scioglimento dell’ordine.
Facile è pensare che se Biden non riuscirà a incanalare questi sentimenti entro un sentiero democratico lo sfogo si ossificherà in un nuovo partito con esiti elettorali molto molto imprevedibili. Anche questo potrà essere un problema, specie per noi che since 1948 per guardare al nostro destino dobbiamo rivolgerci al vento dell’ovest.
Oggi il vento buono soffia da Est, lo sappiamo bene tutti, lo sanno ancor meglio gli americani che in questi mesi dovranno decidere cosa fare del loro futuro, se seguire o essere seguiti. Ne seguirà una crisi delle coscienze, prima che una crisi politica (che ci sarà, quasi sicuramente tra Washington e Pechino). Una crisi da cui probabilmente usciranno due correnti, due categorie dell’umano: di nuovo la destra e la sinistra.
La destra italiana, si potrebbe dire, non è mai stata più florida di così, le tre forze unite fanno il pieno del loro elettorato coinvolgendo e abbracciando spesso anche molti indecisi. Ma la destra italiana non è mai stata più barbara di così. Forza Italia, che ne fu il traino, è ora ridotta a fanalino di coda e Meloni e Salvini giganteggiano contendendosi un capitale umano di tifosi più che di elettori. Siamo davanti alla destra-destra, così spesso vaticinata da Massimo Cacciari in questi anni, prefascista, che continuamente loda Orban in Ungheria e Trump in America.
Su questo peserà moltissimo anche l’affaire Palamara, il dossier che con le sue 60mila pagine sta facendo tremare la magistratura. Secondo quanto riportato da Euromedia Research di Alessandra Ghisleri, l’indice di fiducia nella magistratura è crollato di 12,3 punti scendendo al 26,4%: 7 italiani su 10 non credono più all’imparzialità dell’ordine giudiziario.
La sinistra… i rischi sono i soliti. La sinistra ha la capacità contraria, quella di disperdere completamente il proprio elettorato a ogni passaggio di colore: dal cremisi al rosso magenta, fino al mattone e all’arancione, seminandolo entro partitini ad personam e correnti e il gioco può diventare pericoloso. Ma, se questo è vero, è vero anche che il gruppo sociale che ora e sempre si chiama sinistra, fatto da studenti, operai, lavoratori piccolo e medio borghesi, insegnanti e migranti è ancora attivo e pronta a scendere in piazza per manifestare vivendo spesso la condizione dell’orfanilità politica. Insomma, come dice Marco Revelli, o si riesce a creare una grande sinistra oppure non vale la pena di impegnarsi a fare nulla.
Stefano Colao e l’intero governo Conte hanno più di una responsabilità sulle spalle. Molto di quanto succederà in futuro sarà dettato dalla capacità italiana di gestire la crisi nel modo più dolce possibile, schermandosi, ove necessario, da una percezione alterata della realtà propugnata dalla propaganda salviniana.
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