Trump. Bellissima l’iniziativa, tutta millenial, partita da TikTok, di boicottare Trump comprando biglietti che poi non vengono utilizzati. Un po’ meno bella la faccia del tycoon che per la sua prima uscita pubblica nella corsa al secondo mandato, a Tulsa, ha fatto una figuraccia.
Naturalmente verranno le piazze piene per Trump (che lo vogliamo o no) e, pur essendo adesso ai minimi storici, forte rimane nel Paese l’affetto per l’attuale presidente, soprattutto negli stati storicamente legati al partito repubblicano. Molto difficile sarà poi comprendere come si svolgeranno le elezioni americane in autunno. Una limitazione potrebbe essere necessaria, per scongiurare la quasi certa seconda ondata dell’epidemia, e potrebbe premiare proprio Trump limitando l’ingresso alle urne soprattutto nello stato di New York e in California, entrambi battenti bandiera dem.
La piazza. La piazza intanto non accenna a fermarsi. Lo avevamo visto bene qui: (https://babbaluci.net/2020/06/13/sta-nascendo-una-rivoluzione-e-possibile-che-sia-quella-sbagliata/), dicendo quanto sia importante evitare la mutazione da un movimento per i diritti a uno “furioso”, senza senso politico e senza coscienza storica, perso in una febbre iconoclastica. In questa fase sarebbe forse stata necessaria una stampella a sinistra per il partito democratico USA, che potesse incanalare le proteste riportandole nell’urna elettorale. Sarà così, probabilmente, ma Noam Chomsky, in una bella intervista rilasciata a Marco Damilano per L’Espresso, ha recentemente ben raccontato il funzionamento della “sinistra sinistra” americana che, causa anche l’ennesima sconfitta di Sanders, si recherà alle urne per non votare Trump, più che per votare Biden.
Molto attenti dobbiamo stare, a questa furia cieca che li spinge. Stanotte il movimento black lives matter si è radunato davanti alla casa bianca per abbattere la statua di Andrew Jackson, padre, è bene ricordarlo, del Partito democratico americano, e presidente responsabile del “sentiero delle lacrime”, la prima grande deportazione indiana, negli anni ’30 dell’800.
Da qui due dati: 1) importante è vedere che per la prima volta il movimento si scontra con un razzismo diverso, altro, che è poi quello che ha consegnato all’oblio milioni di vite, che ha barbaramente distrutto micro-società, paradisi sociologici, che ha tradito i trattati, insomma: le guerre indiane. Il grande massacro dimenticato. Se ne parla, almeno, ed è qualcosa. 2) Se buttare giù una statua non è impresa da poco, se la statua si trova davanti alla White House, tutto diventa ancora più difficile. L’intervento delle forze dell’ordine è stato immediato: i militari sono arrivati con spray al peperoncino mentre i manifestanti cantavano “Hey, Hey, Ho, Ho, Andrew Jackson’s got to go”, la guerriglia, di nuovo.
Virus. Noi italiani stiamo vivendo, anche se non ne parla nessuno, un dilemma shakespeariano: vacanze o ipocondria? Mare o medicine? Due delle anime più tenaci dell’italianismo si scontrano in questi primi giorni di caldo, mentre esausti da un anno che ha messo a dura prova i nervi del mondo, sogniamo una granita, una sfogliatella, un bombardino da consumare comodamente, senza mascherine e senza paranoie nei nostri luoghi di vacanza preferiti. Il virus sta calando, la gente non si ammala più…
Ma questo sta succedendo in Italia, in larga parte dell’Europa, certo, dopo tre mesi di lockdown e dopo migliaia di morti. Sono calate le terapie intensive, certo, di ricoverati gravi quasi non ne arrivano più, ci mancherebbe. Eppure nei paesi caldi i contagi non diminuiscono, eppure in Cina è ripartito il contagio, proprio dalla capitale. Eppure in Germania l’R0 si è raddoppiato in una settimana. Insomma, non tutto torna, e anche l’estate italiana dovrà essere abbassata di un tono, malgrado le nostre sofferenze, malgrado l’anno duro che qui è stato vissuto. Calare la guardia nei giorni in cui l’OMS segna l’avanzamento più grave del virus dai suoi inizi significa rifare il percorso al contrario. Vi ricordate quando il virus era un problema cinese? E quando gli americani venivano a Roma a fare le riprese raccontando “la zona rossa” ve lo ricordate? Il mondo è questa cosa qui dove tutti rimbalziamo tra noi.
L’Italia. Si sono conclusi nel frattempo gli Stati Generali, trovata molto interessante, almeno dal punto di vista politico, per il rilancio del Paese. Come molti hanno fatto notare si deve registrare la mancanza di giovani, precari e migranti. Categorie che paiono dimenticate da questo piccolo Paese. Da villa Pamphilj, insieme con i rappresentanti di più di 120 sigle economiche nazionali, e con un’aura da filtro instagram il presidente Conte dice che questa Italia è da reinventare.
I soldi veri arriveranno poi, mentre il Paese cerca di rialzarsi adesso, con scarsi risultati e con pochi aiuti. E per l’adesso Conte ha parlato di taglio dell’Iva (salvo poi essere freddato da Gualtieri), di soldi ai comuni e ai lavoratori, di voucher per le donne manager… pochino, per adesso. Ma staremo a vedere.
In ultimo, Regeni. L’Egitto ha consegnato qualcosina, dopo, dicono, un raid alla banda di presunti killer del giovane. Cinque criminali uccisi il 24 marzo 2016. Gli oggetti restituiti sono poca cosa: il passaporto, certo, le tessere di Cambridge, un marsupio, un cellulare, un pezzo di hashish, un orologio, un bancomat, degli occhiali e due borselli neri. Dei vestiti di Giulio nessuna traccia. I genitori, ancora una volta, chiedono verità per loro figlio.

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